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10/11/10

“ Questione di sguardi”, una sfida rappresentativa di donne guardate dalle donne

COMUNICATO STAMPA CON PREGHIERA DI DIVULGAZIONE E PUBBLICAZIONE
L’ associazione Chimera Arcobaleno- ArciGay Arezzo, con la collaborazione dell’ Arci di Arezzo, organizza il primo concorso fotografico a tema dal titolo “ Questione di sguardi”, una sfida rappresentativa di donne guardate dalle donne. Il Concorso sarà collegato al Progetto "Educare al Rispetto" che verrà svolto dall' Associazione Chimera Arcobaleno con il Comune di Arezzo - Ass. Alle Pari Opportunità.
Il Concorso fotografico “Questione di sguardi” intende costruire uno spazio per le donne in una scena e in una società dominata da sempre dallo sguardo maschile etero diretto.“ E’ una iniziativa nuova e, senza dubbio, innovativa – ha dichiarato il presidente di ArciGay Bruno Tommassini – per la prima volta vogliamo spostare l’attenzione verso le donne. La nostra è una società dove la visione maschile è quella preponderante. Anche nel movimentoomosessuale, rappresentato ad Arezzo dalla nostra associazione, troppo spesso si parla esclusivamente di omosessualità maschile e non di quella femminile. Nulla di più sbagliato.
Con questo concorso,vogliamo, a nostro modo, rilanciare questa importante tematica.” Tutti i cittadini della Provincia di Arezzo, e non solo, potrannopartecipare al concorso in oggetto inviando massimo cinque fotografiepresso la sede aretina dell’ Arci Gay entro e non oltre domenica 5 dicembre.
Tutte le informazioni sul concorso saranno pubblicate nel Regolamentoche è possibile consultare nel sito dell’ Arci di Arezzo(http://www.arciarezzo.it/) oppure nella pagina Facebook dell’Associazione Chimera Arcobaleno.

Dal 12 al 14 novembre 2010 si terrà a Pisa, BOOKOUT – la prima fiera del libro lgbt in Italia (inaugurazione prevista per le ore 11.00)

Care amiche/i/*,
venerdì mattina, alla Stazione Leopolda (Piazza Guerrazzi, Pisa) avrà iniziò l'evento atteso di BOOKOUT – la prima fiera del libro lgbt in Italia (inaugurazione prevista per le ore 11.00). Vogliamo avere il piacere di invitarvi personalmente, sperando che ci raggiungerete numerose. Le socie di Arcilesbica Pisa metteranno a disposizione alcuni “posti letto”, perciò chi vorrà usufruirne per una o due notti potrà contattarci al numero dell'associazione 327/2490790. Saremo inoltre felici di poter festeggiare con voi la chiusura di Bookout, domenica sera, con l'aperitivo organizzato da ZULU EVENTI al COLORS (dalle 19.30 via Mossoti 10, Pisa). Un'occasione di divertimento, ma anche di ritrovo per tutte noi. Non mancate!
Arcilesbica Pisa
http://bookout.it
Dal 12 al 14 novembre 2010 si terrà a Pisa, Bookout, la prima fiera del libro a tema LGBT (lesbico, gay, bisessuale e trans) promossa da Arcigay Pisa con il contributo di CESVOT, il Centro servizi volontariato della Toscana.
Bookout coinvolgerà appassionati di libri, esperti di settore e cittadini e cittadine desiderose di approfondire tematiche relative a omosessualità, lesbismo, transessualità in un evento unico sul panorama nazionale e internazionale per l’ampiezza e l’articolazione dello spazio di dibattito con oltre trenta autori presenti, decine di editori, espositori ed esperti di settore. È la prima volta in Italia che libri, saggi o fumetti che affrontano temi legati all’orientamento sessuale o all’identità di genere conquistano la dignità di un percorso fieristico. Bookout sarà l’occasione, con una carrellata di presentazioni, reading, conferenze, incontri, e mostre con ospiti d'eccezione come, tra i numerosi, Ivan Cotroneo, Matteo B. Bianchi, Delia Vaccarello, Tommaso Cerno, Ivan Scalfarotto, Giampaolo Silvestri e Francesco Gnerre, per un confronto diretto tra lettori e quegli autori che, con le loro opere, hanno allargato lo sguardo ad all’esistenza delle persone lesbiche, gay e trans gender. Bookout consentirà l’approfondimento di tematiche al centro dell’agenda politica internazionale come i diritti di omosessuali, lesbiche e transessuali e la lotta a discriminazione e omofobia, ma metterà in discussione anche le nuove prospettive nel panorama letterario italiano ed internazionale, a partire dall’esperienza di scrittori celebri e autori esordienti. Bookout, che sarà ospitata nella Stazione Leopolda di Pisa, un prestigioso edificio storico, avrà anche uno spazio di esposizione-vendita di opere a tematica lgbt per gli editori. Saranno presenti tra gli altri: Il Saggiatore, Feltrinelli, Mimesis, Cicero, Il Dito e la Luna e Fabio Croce e tanti altri.
Di particolare interesse per il mondo lesbico sono l'appuntamento con "Stop Movie" - presentazione e reading del libro di Cristina Zanetti con Elena Rossi e letture di Angela Soldani; la discussione con Flavia Monceri, che ha scritto "Oltre l'identità sessuale" (Ed. ETS, 2010); la presentazione di Delia Vaccarello; il dibattito con Susanna Scrivo sul fumetto LGBT; la partecipazione di Elena Tebano (documentario "Diversamente Etero") al dibattito sul ruolo dell'editoria nel superamento delle discriminazioni; Paola Guazzo interviene sul tema "Ebraismo ed omosessualità".

03/11/10

Berlusconi è anche il volto ripugnante della ricchezza che pretende di fare diventare legale ogni delitto


Comunicato stampa - ArciLesbica - 2 novembre 2010
Berlusconi: "Sono fatto cosi' da sempre, qualche volta mi capita di guardare in faccia una bella ragazza, ma e' meglio essere appassionato di belle ragazze che gay" è quanto ha dichiarato oggi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante il suo intervento al salone delle moto di Milano. Dopo un attimo di gelo la platea ha applaudito alla battuta scherzosa.
"Berlusconi è drogato di viagra, un avanzo del maschio di prima del femminismo, un vecchio porcaccione di quelli che riempivano i bar di una volta; mi rammarico che esistano donne che per soldi sopportano il ribrezzo di fare orge con lui e suoi decrepiti complici. Berlusconi è anche il volto ripugnante della ricchezza che pretende di fare diventare legale ogni delitto, comprando donne, magistrati, politica e ricattando quelli che non ci stanno. I gay e le lesbiche di questo Paese rappresentano la moralità contro l'ipocrisia di chi fa i Family Day per compiacere preti spesso pedofili. E' ora di liberare l'Italia e riprestinare legalità e laicità, non aspettiamo un minuto di più" dichiara Cristina Gramolini della Segreteria Nazionale di ArciLesbica.

Ufficio Stampa ArciLesbica Nazionale
e-mail: ufficiostampa@arcilesbica.it

Mobile: 327.324.31.01 http://www.arcilesbica.it/

23/10/10

AREZZO: «SIAMO UNA COPPIA DI DONNE GAY E AVREMO UN FIGLIO DA GABRIELE»

Gabriele Viti, disabile che vive a Cortona dove è stato assessore comunale alla cultura, offrì il proprio seme «a tutte le coppie lesbiche che non possono andare all'estero per avere un figlio»
di la Nazione

Sembrava una provocazione senza conseguenze. Un appello destinato a cadere nel vuoto. Ma Gabriele Viti, disabile che vive a Cortona dove è stato assessore comunale alla cultura, faceva sul serio quando parlò della sua volontà di offrire il proprio seme «a tutte le coppie lesbiche che non possono andare all'estero per avere un figlio». A quattro mesi dalla pubblicazione di quell'annuncio sul sito www.vogliamounfiglio.org, qualcuno gli ha risposto. Una coppia di donne, Valeria e Diana (nomi di fantasia per tutelarne la privacy ndr), che stanno insieme da tre anni e hanno un sogno: diventare madri.
Non attraverso la procreazione medicalmente assistita per i limiti imposti in Italia, dalla Legge 40, né con un viaggio della speranza verso centri specializzati europei. Ma semplicemente, secondo natura. Per avere un figlio, non a tutti i costi, ma a costo zero. Valeria e Diana scelgono di rendere pubblica la loro storia. State cercando di avere un figlio «Non lo è, perché un figlio è la cosa più grande e più bella che ci possa essere nella vita di ognuno e quindi speriamo che questo bambino possa venire alla luce prima o poi».
State insieme da di tre anni, quando è nato dentro di voi il desiderio di un figlio e come siete arrivate a Gabriele? «Il desiderio è stato sempre dentro di noi, purtroppo in Italia la legge vieta alle coppie dello stesso sesso l'accesso alla procreazione medicalmente assistita. Ecco perché quando abbiamo letto dell'appello di Gabriele Viti, gli abbiamo scritto una mail e per fortuna ci ha risposto». Avete mai avuto dubbi sul percorso intrapreso? «Sì, qualche volta sì. E' un percorso difficile e quello che ci sta intorno influisce sullo stato d'animo che abbiamo nel portarlo avanti». La disabilità di Gabriele vi ha mai creato problemi? «Nessun pregiudizio, non abbiamo pensato alla disabilità di Gabriele come un handicap o un fattore di rischio per il figlio che speriamo arrivi. Gabriele è sano e non è diverso dagli altri».
Avete mai preso in considerazione con Gabriele l'ipotesi di una sua presenza, seppur limitata, nella vita del bambino? «Ne abbiamo parlato diverse volte. E' una soluzione che valuteremo quando poi sarà il momento». Vi spaventa l'idea che un figlio possa voler sapere chi è il padre? E in quel caso glielo direste? «Abbiamo le spalle larghe e sapremo dargli le giuste indicazioni e tutto l'amore che serve ad un bambino,. Dirgli di Gabriele? Non sappiamo. Forse quando sarà grande, oltre la maggiore età, riaffronteremo l'argomento, valuteremo questa opportunità». Molte coppie di donne, per avere un figlio hanno scelto di andare all'estero. Perché voi no? «Non abbiamo preso in considerazione l'ipotesi di andare all'estero, anche se ci siamo molto documentate al riguardo, perché è una strada lunga e i costi per noi sono proibitivi. Siamo state più fortunate di altri perché grazie alla generosità di Gabriele, non abbiamo dovuto rinunciare al nostro desiderio di maternità e stiamo provando a realizzare il nostro sogno».

14/10/10

Il farmaco è maschio, lei rischia effetti diversi

Le medicine sono quasi sempre a misura di uomo, perché testati soprattutto su maschi. La "discriminazione" inizia già in fase preclinica dei test, cioé quando si sperimenta la molecola sulle cavie, quasi sempre di sesso maschile.
E i risultati si vedono: le donne hanno quasi il doppio di eventi avversi da farmaci rispetto ai maschi, e spesso si tratta di eventi avversi più gravi. E' quanto riferito da Flavia Franconi, docente del Dipartimento di Scienze del Farmaco all'Università di Sassari, intervenuta a Parigi al meeting Gender, Science e technology, indetto dall'Onu e dall'Unesco per discutere il problema delle tante 'discriminazioni' di genere nascoste nella vita quotidiana e delle loro ricadute sulla salute della donna.
"Il problema dei test sui farmaci è di lunga data, spiega Franconi: il fatto è che le cavie femmine sono più 'scomode' da usare perché avendo il ciclo estrale obbligano ad inserire più variabili nell'esperimento. Inoltre, anche quando usate, le cavie femmine sono prese troppo giovani, quando cioé non hanno mai avuto una gravidanza; ma questo, sottolinea Franconi, cambia tutto perché i farmaci, mediamente, sono prescritti soprattutto a donne adulte che hanno già avuto figli e la "tempesta ormonale" che si verifica in seguito a una gravidanza modifica molto l'organismo femminile e la sua risposta ai farmaci".
Anche nelle sperimentazioni cliniche non va meglio, anche se un parziale miglioramento c'é stato: tra i volontari arruolati in fase I e II solo il 30% è donna; per l'ultima fase sperimentale, fase III, siamo giunti oggi quasi a un pareggio uomo/donna tra i volontari, tranne che per alcuni farmaci come i cardiovascolari.
"La più dimenticata resta la donna anziana - spiega Franconi - soprattutto se assume terapie ormonali che possono interferire con altri farmaci". E poi anche la donna fertile che prende anticoncezionali (il 30% delle donne usa la pillola): i farmaci in commercio per varie indicazioni non sono testati studiando eventuali interazioni con l'anticoncezionale che, invece, influisce sul metabolismo di altre medicine.
Non a caso la donna va incontro a quasi il doppio degli effetti avversi da farmaci rispetto all'uomo, e si tratta di eventi in media più gravi. E poi c'é il problema delle dosi di farmaco, studiate su un uomo di 70 chili, ma la donna pesa anche molto meno. E addirittura già in età pediatrica gli effetti di un farmaco differiscono per sesso.
Il problema è che il corpo maschile metabolizza i farmaci in modo diverso da quello femminile e si suppone che in alcuni casi il farmaco abbia addirittura un meccanismo d'azione diverso nei due sessi. Le donne prendono in media più farmaci rispetto agli uomini, conclude Franconi, è il 'paradosso donna', che vive più a lungo ma si ammala di più. Quindi è bene che non ci siano disparità di sesso ed età nelle sperimentazioni.

Redazione Tiscali

01/08/10

SI SUICIDA IN SVIZZERA LA TRADUTTRICE DI PAVESE E LEVI

Michèle Causse, leader francese del lesbismo radicale, si è tolta la vita in una clinica dell'associazione «Dignitas» nel giorno del compleanno
di il Corriere della Sera
Cecilia Zecchinelli

PARIGI - «Non sono omosessuale, non sono femminista, sono una lesbica radicale», si presentava. E radicale lo era su tutto Michèle Causse. Al punto di scegliere come, dove e quando morire. Grazie all'associazione svizzera di aiuto al suicidio «Dignitas» a cui ricorrono sempre più stranieri. Nella clinica di Zurigo dell'organizzazione. Il 29 luglio 2010, ovvero nel giorno del suo 74esimo compleanno.
L'annuncio è stato dato da Dignitas e confermato a Parigi dal Coordinamento francese lesbiche senza fornire spiegazioni sui motivi della scelta di Michèle: le sue ceneri, ha solo precisato quest'ultimo, saranno disperse nel cimitero di Montvalent, non lontano dal villaggio natale nel Sud della Francia dove la Causse era tornata dopo una vita passata in molti Paesi a combattere per la causa lesbica, a scrivere, a tradurre.

Laureata in traduzione alla Sorbona, aveva insegnato per un periodo in Tunisia, poi vissuto dieci anni a Roma, studiando tra l'altro il cinese e conoscendo in profondità il cinema e la letteratura italiani. E quindi era stata in Martinica, a New York e in Florida, poi in Canada. Perfezionando le lingue straniere, insegnando in molte università, lavorando come consulente per vari governi e per l'Unesco. Diventando intanto un'apprezzata traduttrice di autori ormai classici. I nostri Cesare Pavese e Primo Levi, ma anche Ignazio Silone, Natalia Ginzburg, Dacia Maraini. Aveva tradotto in francese sceneggiature di Michelangelo Antonioni e Luchino Visconti, oltre ad alcuni testi minori, o perlomeno di nicchia, di militanti come lei. E tra gli stranieri altri grandi nomi: Herman Melville, Gertrude Stein, Ti-Grace Atkinson, Djuna Barnes, Jane Bowles, Willa Cather, Mary Daly, Alice Munro.

Sul suo sito, in cui da ieri si legge che Michèle «è nata nel 1936 e ha scelto di de-nascere nel 2010» (un passo simile a quello compiuto due anni fa da un altro scrittore, il belga Hugo Claus), si può seguire il complesso e ricco percorso di questa donna intelligente e curiosa di tutto e autrice di saggi, romanzi, poesie. Ma che comunque, al primo posto, metteva la sua militanza, assolutamente e fino all'ultimo radicale. Nei suoi numerosi libri, articoli e interventi sul lesbismo aveva infatti attaccato non solo l'eterosessualità («... finché una donna vuole piacere a un uomo è inautentica, non ha l'integrità, l'incorruttibilità che deriva dal non voler piacere»), ma criticato duramente anche il femminismo, il movimento gay e perfino quello lesbico dei primi anni 80, tutti macchiati a suo dire di residui di «patriarcalismo». E il suo radicalismo le aveva causato non pochi nemici perfino nel mondo omosessuale. Sui siti francesi gay e lesbiche, ieri sera, si leggevano cordoglio e rimpianto ma anche prese di distanza da posizioni ritenute da molti solo un inutile motivo di divisioni interne.

«Ma quello che ho fatto importa infinitamente meno di quello che non ho fatto, e lo stesso vale per quello che non mi è successo", ha lasciato scritto Michèle Causse, quasi anticipando le reazioni alla sua decisione di andarsene . "Perché parlare di me? Che mi si legga piuttosto. Per smentire il mio epitaffio: Né letta, né approvata».