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09/07/10

MIA FIGLIA æ LESBICA

Quando Enzo Concia, cattolico e antifascista, festeggiò gli ottant’anni, sua figlia Paola arrivò ad Avezzano con Ricarda, la fidanzata tedesca. Lui vedeva la nuova parente per la prima volta e la salutò con gentilezza, ma appena l’ospite stappò la bottiglia di Riesling portata in dono da Francoforte, il signor Concia dichiarò con voce stentorea che il vino tedesco non gli piaceva: «Voi ci avete invasi e io non lo dimentico». Ricarda sorridendo fece un brindisi alla guerra che era finita e anche Enzo Concia bevve il suo bicchiere.
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Paola Concia (deputata del Partito democratico), Imma Battaglia (manager e attivista diritti civili), Titti De Simone (ex parlamentare di Rifondazione comunista) sono tra le pochissime lesbiche dichiarate presenti sulla scena pubblica italiana e sono tutte impegnate nella battaglia per i diritti delle persone Glbt (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali). In Germania, Anne Will, la più nota anchorwoman della tv pubblica, ha annunciato in diretta la relazione con una collega. In Islanda, Johanna Sigurdardottir è la prima donna a guidare un esecutivo e anche il primo capo di governo al mondo apertamente omosessuale. A Los Angeles, la star dell’intrattenimento televisivo, Ellen De Generes e l’attrice Portia De Rossi sono state fotografate felici al loro matrimonio, il gossip adora i tormenti d’amore tra la cantante Lindsay Lohan, ex regina delle commedie Disney, e la fidanzata Samantha Ronson. In Italia non ci sono personaggi femminili popolari della tv, del cinema, dello sport, dei media, che abbiano mai detto apertamente di amare le donne.
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Ogni pettegolezzo è duramente smentito (Leonia del Grande Fratello 9 giura vendetta legale) oppure sopito con vaghe dichiarazioni di bisessualità, talvolta di castità. «Invece la visibilità è tutto e deve essere forte, continuativa, positiva», dice Claudia, 26 anni, neolaureata in architettura, romana, impegnata in DiGay Project, l’associazione per i diritti glbt fondata da Imma Battaglia. L’assenza di volti, corpi, nomi ed esperienze di lesbiche sulla scena pubblica non aiuta ragazze e famiglie a venir fuori e riduce all’osso un immaginario collettivo che le vuole mascoline, interessate a sport faticosi, scorbutiche con gli uomini, magari bruttine. Uno stereotipo comodo che nega e falsifica le vite di un milione di donne almeno.
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Le lesbiche sono belle, simpatiche, cicciottelle, noiose, bionde, magre, ironiche, eleganti, infermiere, avvocate, precarie, dirigenti, amano le All Stars e i tacchi, hanno la cellulite oppure no, certune sono mascoline e/o muscolose, non c’è una uguale, esattamente come tutte le altre donne. Spesso però i genitori non lo sanno. «Io non avevo mai visto una donna omosessuale in vita mia prima che sapessi di mia figlia», dice Marisa, 64 anni, mamma attiva in Agedo (Associazione genitori di persone omosessuali).
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Dieci anni fa, quando trovò la lettera galeotta, la signora non riusciva a pronunciare la parola lesbica: «Ci sentivo dentro il carico dispregiativo. Preferivo gay che era breve e svelto». Per Marisa le lesbiche erano “maschietti mancati” ma andò con la figlia in discoteca e vide «che erano belle e femminili». Portò pure la ragazza dalla psicologa, ma capì che era lei a dover cambiare, si rivolse all’Agedo dove fu sostenuta e da tempo ormai aiuta le madri di altre ragazze lesbiche. Della sua esperienza Marisa dice: «Sono una persona chiusa e timida, ma per stare accanto a mia figlia sono uscita dal guscio e mi ha fatto un gran bene». «Dove ho sbagliato? Le ho regalato poche Barbie?», si chiedeva Gianfranca (Lecce), quando scoprì che la figlia amava una ragazza.
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La sua bambina, però, aveva diviso i giochi con la sorella gemella e già nell’adolescenza una era omosessuale, l’altra etero. Dopo anni di dolori, pianti, litigi, Gianfranca e il marito Giacinto sono sereni, ma per lungo tempo il padre considerava «un capriccio» che «volesse farlo sapere a tutti», nonna compresa. Alla fine si è fatto la sua ragione: «Anna sa che stiamo con lei e si sente protetta per affrontare il resto del mondo».

Margherita Graglia dirige a Reggio Emilia l’unico consultorio pubblico sull’orientamento sessuale aperto a genitori e figli. Con la ricerca Modi di, la più grande mai condotta sulla salute delle persone Glbt e in dieci anni di lavoro ha constatato «che le ragazze fanno coming out in famiglia un po’ più dei maschi, i padri hanno spesso una reazione pacata, ma le madri sono le prime a saperlo e ad avviare un dialogo. In uguale misura, i genitori temono che le loro figlie siano discriminate, aggredite, maltrattate e fanno i conti con l’equivoco di pensare che non saranno mai nonni». Sostiene Graglia che «in media, le ragazze riconoscono la propria omosessualità e la dichiarano in famiglia un po’ più tardi rispetto ai maschi». Avvantaggiate da un pregiudizio sociale meno violento, in apparenza, verso l’omosessualità femminile, ma alla lunga, secondo la psicologa, una superficiale tolleranza «finisce per privarle di un’identità anche pubblica forte e sessuata».
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Le lesbiche, in realtà, sono ampiamente organizzate sul territorio e in Rete. Esistono chat, associazioni, forum, luoghi di confronto in cui si scambiano storie familiari drammatiche (la maggioranza) e serene (poche, incoraggianti, da far conoscere), ci sono discussioni su diritti, sesso, pornografia, razzismi, musica, moda e gossip come in qualsiasi altro luogo di ritrovo tra ragazze, virtuale e non. La libertà in Internet però non è la stessa che si ritrova nelle relazioni della vita reale quotidiana dentro e fuori la famiglia. La cifra emotiva prevalente del coming out è (ancora) il dramma, il pianto, i sensi di colpa, la vergogna e «l’incapacità di accettare e accogliere la totale esperienza dei figli così diversa dalla propria», dice Maurizio Palomba, fondatore dell’Istituto Gaycounseling.
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Forse la chiave è arrendersi, apprezzare la capacità di amore e di cura che le figlie hanno con la loro compagna, non pretendere che tutto tra genitori e prole possa essere reciprocamente spiegato e approvato. La mamma di Imma Battaglia ha 80 anni e ha tirato su quattro figli con la disciplina di un soldato. Alla signora Luisa non è mai piaciuto che sua figlia fosse lesbica e tanto meno che guidasse il Gay Pride nell’anno del Giubileo (2000), ma quando le si chiede di Imma, dice così: «È figlia mia e la difenderò per sempre, l’ho partorita io e sono guai per chi me la tocca».

di Alessandra Di Pietro
Fonte: Gioia

14/05/10

Fate coming out e proverete una grande gioia

06/05/2010 - Matteo Ricci
Presidente di Arcigay Sicilia, rifondatrice della rete nazionale politiche di genere in Associazione, testimonial della campagna 2010 per la Giornata Mondiale contro l’omofobia del 17 maggio, animatrice della vita lgbt siracusana, compagna di Angela da 27 anni, testarda e verace, ma soprattutto una grande donna che da tempo combatte per i diritti delle persone. Le abbiamo rivolto 10 domande per conoscerla meglio.

1) Agata, Angela e Romeo (il vostro cagnolino)… com’è la tua vita familiare nel profondo Sud di Siracusa? Raccontaci la vostra giornata-tipo.
Come potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo. Noi ci alziamo insieme tutti e tre, se ci sono clienti al B&B Casa Gaya, ahime!, presto, e prepariamo le colazioni; se non ci sono clienti, tardissimo perché siamo dei dormiglioni. Pranzo veloce che spesso coincide con la colazione e poi email, siti, facebook, la nostra vita on-line, mentre sistemiamo casa. A seguire incontri di Arcigay o buddisti. Se non ci sono riunioni, cosa rara, ci sono incontri, preparazione di iniziative; squilla il campanello e c’è un compagno in crisi o il telefono che impazza. La sera amiamo stare sia a casa che uscire. Andiamo a letto tardi, leggiamo o guardiamo la TV di notte e Romeo segue i nostri ritmi.

2) Assieme alla tua compagna Angela, presidente di Arcigay Siracusa, con cui stai insieme da 27 anni, hai prestato il tuo volto per la campagna Arcigay contro l’omofobia del 17 maggio 2010 (e di cui non anticipiamo altro!). Come possiamo combattere questa malattia sociale?
È veramente un problema molto grave. Io credo che dovremmo partire da subito con campagne di sensibilizzazione nelle scuole e presso le famiglie. Un adolescente omofobo è già un grave problema e onde evitare che domani sia una testa di cazzo bisogna immediatamente intervenire per correggere questa ”patologia”. E ancora insistere per una legge contro l’omofobia, così come negli anni passati hanno fatto le donne per ottenere la legge contro la violenza sessuale.

3) Parlaci della vita lgbt della tua città, che ha visto negli anni tanti giovani costruire percorsi ed iniziative sotto la tua ala protettiva.
Direi che ha visto crescere la coscienza di alcuni che hanno fatto coming-out, specialmente i giovani. Siracusa è una città dove prevale il concetto “vivi e lascia vivere”. Arcigay ha avuto un grande ruolo innovativo negli anni passati. Oggi continua il suo percorso culturale e politico. Ma sono nati altri gruppi e si moltiplicano i locali gay friendly.
4) Sei stata appena eletta presidente del coordinamento regionale Arcigay Sicilia. Cosa intendi fare per la tua regione?
L’ho detto al primo direttivo regionale: costruire una lobby, avvicinare all’associazione persone di diverso orientamento sessuale che vivono nell’ombra, ma sono socialmente potenti; dialogare con le istituzioni, con i gruppi imprenditoriali, promuovere i territori e far nascere altri due circoli Caltanisseta/Enna e Trapani. Aumentare la popolazione visibile lgbt. Dare spazio ai giovani che sono la futura classe dirigente.
5) E in consiglio nazionale Arcigay sei stata eletta come rappresentante di un pacchetto di persone che hanno dato un contributo importante al movimento. Cosa è cambiato nel 2010 rispetto a quando hai iniziato ad essere attivista tu?

Tutto. Quando ero appena ventenne cercavo le persone come me e un giorno mi capitò per le mani, scovato in una libreria alternativa, il magico FUORI: fu l’inizio. Capii che non ero sola. E comunicai ai miei genitori, che non si stupivano di nulla, che amavo le donne. Oggi invece c’è un bombardamento di film, libri, fiction, reality, locali, gruppi.
6) Da poco, con energia, hai promosso la rinascita della Rete Politiche di Genere (ex Rete Donne) in Associazione. Perché la visibilità lesbica è sempre più indietro rispetto a quella gay?
La nostra Associazione è stata per anni una Associazione dove è prevalso il maschile, oggi le donne si avvicinano, entrano più numerose nei circoli, ma sempre in minoranza. Il mio percorso femminista mi ha fatto capire le ragioni del mio stare in Arcigay. Oggi più che mai sono convinta che le Politiche di Genere sono la nuova frontiera delle nostre lotte.
7) Perché militi in Arcigay e non in ArciLesbica?
Amo profondamente Arcigay, ho interiorizzato la mia appartenenza a questa Associazione, la ritengo completa per condurre le lotte che oggi conduce. Quando scelsi di restare in Arcigay avevo maturato che i tempi del separatismo erano finiti.
8) Cosa vuoi dire a Maura Chiulli, Daniela Tomasino e Rebecca Zini, tre donne più giovani di te che fanno parte della segreteria nazionale Arcigay?
Di essere come sono, di non perdere la loro identità, di mantenere la loro integrità, di fare la voce grossa quando serve. Anche se so che con un presidente come Paolo Patanè hanno tutte le garanzie.
9) E invece che messaggio daresti ad una giovanissima lesbica che ha paura di fare coming out?
Che è meglio che lo dica lei, così non sarà ricattabile da nessuno e nel momento che lo dirà proverà una grande gioia e una grande liberazione.
10) Credi che il nostro Paese potrà finalmente agire quel cambiamento che è avvenuto in tutto il resto d’Europa?
No, almeno negli anni della mia vita. Il nostro è un Paese arretrato e bigotto, perbenista e amorale. Sa fare bene solo spettacoli.

CONTATTi:
barbiaga@libero.it
sicilia@arcigay.it
Scarica qui sotto il manifesto con Agata e Angela, che fa parte della nuova campagna contro l'omofobia, proposta da Arcigay assieme ad altre 10 associazioni, in occasione del 17 maggio, Giornata Mondiale contro l'omofobia 2010
Download:
Agata_Angela_17maggio2010_manifesto.jpg

27/01/10

Trans sull'orlo di una crisi di nervi

Lucretia Serthra, scrittrice transgender, racconta nel suo libro "L'inconsapevole... e silente potere delle donne" perché la nostra società è condizionata dal sesso debole. E spiega per quali ragioni gli uomini vanno a trans.
A distanza di alcuni mesi dallo scandalo Marrazzo l'argomento trans è ancora attuale. E quando in redazione Lucretia Serthra, torinese, grafica pubblicitaria e scrittrice transgender, ci scrive per chiederci se siamo interessati al suo libro dal titolo "L'inconsapevole... e silente potere delle donne", la chiamiamo subito. Del libro abbiamo letto soltanto la prefazione, ma le proponiamo un'intervista telefonica sul perché gli uomini vanno a trans e lei accetta. Un primo tentativo di chiamata va a vuoto. «Pronto, c'è Lucretia?». «No - rispondono dall'altra parte -, qui non c'è nessuna Lucretia, io sono Maria». Eppure il numero di telefono inviatoci via e-mail è corretto, così ci riproviamo. Risponde la stessa signora di prima, che però stavolta ci passa il figlio. «Lucretia sono io». Potrebbe essere la scena di un film di Pedro Almodovar prima maniera, Lucretia attacca subito a spiegare che il suo libro, pubblicato da Lulu.com, è un saggio volutamente complesso «perché se avessi voluto usare un linguaggio più semplice sarei stata meno precisa e così sono riuscita a concentrare in 72 pagine quello che probabilmente avrebbe richiesto un tomo di 400». Una realtà sicuramente difficile quella dell'essere transgender che non può essere compresa, spiega Lucretia, soltanto pretendendo di «farsi chiamare al femminile. Questa è una barzelletta» dice, lanciando una frecciata a Vladimir Luxuria, la cui immagine televisiva, secondo la scrittrice non corrisponde a come sono i transessuali e le persone transgender nella realtà.
Bene Lucretia, prima di parlare del libro, le nostre lettrici ci hanno scritto in tante per sapere cosa vogliono i loro mariti dai trans. Lei ha una risposta?
Nel merito posso dire la mia, per il fatto di avere fatto un percorso anch'io, soprattutto di privé. Ho fatto un paio di sfilate anche per divertimento e in privato. Ho fatto anche una sfilata al Nautilus di Milano che è un locale molto conosciuto. C'è da dire che mano a mano che fai conoscenze, incontri di tutto, anche nei privé. Bisogna cercare di fare una specie di sinossi: intanto non è fresco il fenomeno socioculturale, è antico. Partiamo da adesso però: quello degli uomini sposati che vanno a trans è un fenomeno sommerso e di questo aspetto non parla nessuno, nemmeno le trans stesse. Un po' ha origine dall'omosessualità latente e un po' esiste perché c'è nel travestito e nel trans questa dualità che attrae. Quando si va a cercare il travestito non è come andare a omosessuali. In questo caso quando ti trovi davanti un trans, sai che è un travestito, ma la tua coscienza è eccitata da una parte e giustificata dall'altra. Vedi una femmina, però sai che è un uomo, ma quello che vedi ti dice che è una donna. Psicologicamente la parte maschile si salva, rimane la fibrillazione e nel contempo la parte psicologica si sente giustificata. Questa è la molla, associamo questo al matrimonio e succede di tutto, c'è l'uomo insospettabile che viaggia con le mutandine da donna sotto, per esempio.
Chi è il cliente tipo delle transessuali o delle transgender?
Io ho avuto esperienze con professionisti e c'è di tutto, dall'avvocato al manager, al vicecomandante dei carabinieri che abita a 500 metri da qui, questa è la realtà.
Quanto è difficile essere trans?
C'è da dire che dalla parte del transgender, a certi livelli basta indossare un orecchino per perdere il lavoro. D'altra parte se l'operaio viene allontanato perché fa la transgender in un locale, ha perso un lavoro da 1000 euro al mese e non succede quasi niente, ma se questo accade ad altri livelli come nel caso di Marrazzo, la posta in gioco è molto alta e quindi succedono cose che sono molto più gravi.
È soltanto una questione di sesso nei rapporti con i trans?
No, l'aspetto psicologico conta moltissimo.
Quanto l'argomento è tabù tra gli uomini e nel rapporto tra gli uomini e le loro mogli?
Tutto questo viene avvolto da fattori fisici e psicologici. Se vedessi il trans non vestito da donna non scatterebbe la stessa molla. Non so dire se a scatenare questa pulsione ci sia un meccanismo genetico o meno. Quando scatta questa molla (perché vanno a trans gli uomini?) chi va nel privé magari ha coraggio e ne parla con la propria partner (ma neanche sempre). Ma secondo te, quanti ce ne sono che hanno il coraggio di manifestare alla propria partner queste pulsioni in una coppia normale? Sono casi rarissimi. Se sei all'inizio di un rapporto, non glielo dici perché c'è in ballo il fatto di scoprirsi. Se hai un rapporto avviato, peggio ancora. Ci sono troppe cose in gioco e non c'è la cultura per capirlo. Si preferisce non rischiare niente non confessandolo, non c'è nessuno che osa tanto. Preferiscono fare questo nella totale clandestinità. Da una parte aumenta la trasgressione, dall'altra preferiscono comunque restare clandestini.
Nel suo libro "L'inconsapevole... e silente potere delle donne", il cui primo capitolo è scaricabile gratuitamente in anteprima sul sito dell'editore Lulu.com, si parla del marketing legato all'abbigliamento femminile. Cosa c'entra questo con il mondo dei trans?
Gli oggetti femminili sono femminili solo per convenzione. È in dubbio che indossati da trans creino attrazione maggiore. Non esiste pensare che stiano meglio a una donna. Quindi la donna non si rende conto di essere lei stessa il problema, perché è troppo coinvolta in quest'aspetto. È lei che deve prima mettersi a nudo e partire dall'equanimità di genere.
In che senso?
Non essendo consapevole di tutto questo, non riesce a partecipare. Ci sono tante transessuali, io stessa ci stavo cascando, che arrivano a pensare che facendo l'operazione di cambio di sesso, poi sei accettata dalla società. Pensaci, fotografa e pensa: ma è un successo questo? Assolutamente no, questa è una grande sconfitta. Un conto è se fosse una scelta, ma in tantissimi casi cambiare sesso chirurgicamente non è una scelta, si arriva a rischiare la propria vita per accontentare gli altri.
Lei scrive che le donne hanno maggiore libertà di essere e apparire. Perché tale libertà sarebbe negata agli uomini? Perché di fatto è così. Non c'è questa libertà. I guru della moda lo sanno. Ciò che si spende nella moda, la maggior parte dei danari è investita sulle donne. Perché sanno che comunque tutto ciò che il loro estro può immaginare lo venderanno.
In quanto transgender, si vede in concorrenza con le donne? Assolutamente no, sono le mie migliori amiche.
"L'inconsapevole... e silente potere delle donne" sta in quello che loro indossano?Non solo in quello. Quello va a creare tutta una serie di problemi che includono l'omofobia. Non si eliminerà mai l'omofobia se non c'è alla base un'educazione civica a partire dall'asilo, ma vallo a spiegare alla Gelmini.

Lei si sente bene nello status di transgender?
Ho trovato il mio equilibro, non so dire qual è la cellula che provoca in me tutto questo. Una cosa la posso dire: quando trovi il tuo equilibrio dopo averlo contrastato per anni, riesci ad accettarlo. Sono come devo essere e però prima non lo sapevo. Ci possono essere motivazioni psicologiche ma anche biologiche o genetiche e qui la scienza brancola nel buio. Io ho trovato quest'equilibrio e non è che mi sforzi. Non sono così eclatante come Luxuria, io sono una persona transgender per convenzione, consapevole di quello che sono biologicamente, però non potendolo contrastare con la scienza, quindi riportare il normale equilibrio organico viscerale, e ho fatto una scelta. Ci ho messo del mio e sono felice, mi dicono anche che sembro più giovane. Ho trovato un mio equilibrio in un giusto compromesso sociale. Certo non posso spiegarlo a tutti quelli che incontro, ma sono molto apprezzata per quello che sono. Anche se è difficile perché ti devi sapere imporre.

Come si comportano gli uomini con i trans? Verso la trans o la trav (che poi trans non è) gli uomini - visto che sono un po' inibiti da questo ermetismo delle donne - si sentono più liberi di fare una battuta e di allungare la mano o di fare uno sguardo malizioso. Perché viene associato il trans alla prostituzione. Tante lo fanno per comodità perché si guadagna bene, anche se i rischi ci sono, eccome. Tante non hanno alternative.

Si parla di sesso nel tuo libro? L'omosessualità in genere nasce da tante cose, così come l'esperienza omosessuale attiva o passiva. Quando ci si avvicina a un transessuale non si ha l'idea di come fare, ma piano piano, dalle prime esperienze lo si capisce. Nella maggior parte dei casi il marito con la moglie non ha mai giocato a praticare sesso anale e, pur avendo avuto magari qualche stimolo qua e là, visto che l'apparato genitale continua con il suo fascio di nervi sia nell'uomo che nelle donne parallelamente al canale anale. Si tratta di una zona erogena e se tocchi, comunque con la fantasia cominci ad "andare". Però per molti è una cosa nuova. Cosa accade quindi? Che questi fasci sono leggermente meno sensibili dall'interno e quindi è un po' difficile stimolarli, ma questo è un vantaggio perché l'orgasmo può durare di più. Qual è l'uomo che chiede alla compagna una cosa del genere? Nessun uomo osa, e c'è anche la paura di chiederlo a trav e prostitute. Una delle pratiche iniziali e propedeutiche è lo strap-on. Un pene fatto di vari materiali con tanto di testicoli, indossato alla vita. Molti uomini ci chiedono di indossarlo perché così iniziano a fare queste esperienze e ad avere una specie di transfert identitario che avvicina all'esperienza con i trans. Questo è uno di quegli aspetti che è difficile chiedere alla propria donna. Questa esperienza omosessuale a cui la donna potrebbe essere partecipe, in una coppia andrebbe però a violare preconcetti e condizionamenti che ci coinvolgono giorno dopo giorno a idealizzare il virilismo. Per non parlare della pratica Bdsm o Fendom che è molto richiesta.

Quindi cosa deve fare una donna con il proprio uomo?
La
donna manca di questa comunicazione. Se non ci si coinvolge reciprocamente, se non ci si svela determinate cose, la donna "normale" si rifiuta e pensa subito all'omosessualità. Questi ragionamenti violano tutti i principi. E la donna non lo capisce.

Un'ultima domanda: Lucretia Serthra è uno pseudonimo?Lucretia è il mio nome. Gianni è il nome con cui sono nato, che però anche pronunciandolo non mi sembra il mio nome. Tutti mi conoscono come Lucretia, anche la panettiera. Ma per mia madre che ha 80 anni sono sempre suo figlio.
Daniele Passanante

13/12/09

La prima donna lesbica sindaco degli Stati Uniti: Annise Danette Parker sindaco di Huston Texas

Annise Danette Parker nata il 17 maggio 1956, lesbica dichiarata, è il nuovo sindaco di Houston, Texas. In precedenza ha lavorato nel Houston City Council dal 1997. La citta' texana di Houston, la quarta degli Stati Uniti per numero di abitanti, ha quindi un sindaco donna "lesbica", ed e' la prima volta che succede in una grande metropoli americana
Parker aveva ottenuto la maggioranza di voti nel novembre 2009 per l'elezione a sindaco, ma non aveva superato la soglia del 50% dovendo quindi andare al ballottaggio. Ha quindi sconfitto l'avvocato Gene Locke, al ballottaggio nel dicembre 2009. All'inizio del suo mandato a gennaio 2010, la Parker sarà la seconda donna americana ad aver ricoperto l'incarico di sindaco e la prima apertamente gay di una grande città americana.
In precedenza Parker corse senza successo per il Consiglio comunale del Distretto C nel 1991 e nuovamente nel 1995, finendo al terzo posto fra gli eletti, grazie al posto lasciato vacante da Sheila Jackson Lee, dopo la sua elezione al Congresso.
Nel 1997 Parker prevalse nel ballottaggio diventando la prima lesbica dichiarata ad essere eletta in consiglio comunale. Fu rieletta due volte per lo stesso posto nel 1999 e nel 2001 senza nemmeno andare ballottaggio.
Parker è nata e cresciuta nella comunità di Spring Branch nella parte occidentale di Houston, dove ha frequentato le scuole pubbliche. Sua madre era una contabile mentre suo padre lavorava per la Croce Rossa. Nel 1971 quando Parker aveva 15 anni, la sua famiglia si trasferì in Germania per due anni, in una base dell'esercito americano a Mannheim, dove svolgeva l'attività di volontaria ospedaliera per l'organizzazione della Croce Rossa sezione giovani. lavorando altresì nella biblioteca della base.
Parker dal 1974 ha frequentato la Rice University grazie alla borsa di studio National Merit e per mantenersi ha svolto i più disparati lavori,laureandosi nel 1978.
Prima di divenire parlamentare, la Parker ha lavorato nei settori del petrolio e del gas per oltre 20 anni, di cui 18 anni alla Mosbacher Energy. Inoltre, è stata co-proprietaria della Inklings Bookshop dalla fine degli anni 1980 fino al 1997 e presidente della Neartown Civic Association dal 1995 al 1997.
Parker ricopre il ruolo di direttore del consiglio di amministrazione della Holocaust Museum Houston e Girls Inc. ed è sindaco revisore dello Zoo di Houston, nel Counseling Center Montrose, Bering Omega Servizi comunitari, e di Trees for Houston. La neo sindaco è anche coinvolta negli sforzi di conservazione storica di Houston ed ha ricevuto il "Good Brick Award" dalla Alleanza Conservazione Beni Culturali Greater Houston per il suo impegno a far restauraurare immobili storici nella Old Sixth Ward.
Annise Parker e la sua partner Kathy Hubbard, stanno insieme dal 1990 e hanno adottato due figlie.
La Parker ha detto ai suoi sostenitori: "sono consapevole del senso di questa vittoria per molti di noi, convinti che non saremmo mai stati in grado di accedere ai piu' alti livelli, questo voto ha cambiato il mondo per i gay, le lesbiche, i bisessuali e la comunità transgender, come ha cambiato in meglio la vita di tutti gli abitanti di Houston, e su questo punterà la mia amministrazione".
Parker non ha mai nascosto il suo orientamento sessuale, sebbene l’argomento fosse diventato un tema centrale in campagna elettorale dopo gli attacchi degli attivisti anti-gay e dei gruppi religiosi conservatori, che sostenevano Locke, i quali hanno inviato valanghe di mail per condannare «il comportamento omosessuale» della candidata. Il 61enne Locke, che correva in veste di ’secondo sindaco nerò di Houston, ha cercato di prendere le distanze dagli attacchi omofobici, corteggiando comunque l’elettorato conservatore.
Le organizzazioni gay-lesbiche in tutto il paese hanno fatto a gara per sostenere Parker e hanno raccolto soldi per la sua campagna, invitando inoltre gli elettori a votarla.
Il sindaco eletto, e' apparsa nel Convention Center della citta', gremito per l'occasione, insieme con la sua compagna Kathy Hubbard, le loro due figlie, e sua madre Kay. Altre citta' degli Stati Uniti hanno o hanno avuto un sindaco gay, ma nessuna di loro e' grande. Tra queste Cambridge in Massachusetts, Providence in Rhode Island e Portland in Oregon. Houston è una città a maggioranza democratica e circa il 25% della popolazione è di colore, mentre un terzo è ispanica. Circa 60mila residenti si dichiarano omosessuali.
Globales - 13 dicembre 2009 http://www.globa-les.com/ Nella foto:
Annise Danette Parker, la compagna Kathy Hubbard e le due figlie.

08/12/09

«IO, UN ANNO PER SEPARARMI E SCOPRIRMI LESBICA»

Beatrice racconta i 12 mesi di attesa fra istanza e udienza. «E c'erano ancora 5 giudici. Ora è peggio». Vive con sua figlia e Marta di Il Secolo XIX
«POVERETTI. Sono davvero condannati a non separarsi, qui a Genova. Se io, con una consensuale, ci ho messo un anno dall'istanza alla prima udienza, non oso pensare cosa accadrà adesso, che restano soltanto tre giudici anziché cinque». Sorride dolce Beatrice. Con l'aria di chi ha finalmente raggiunto la serenità. E non soltanto per aver ritrovato «lo stato libero» rimarcato sulla carta d'identità. Ma per aver «capito» qual è la sua strada. Seguendo la sua inclinazione. Beatrice, 40 anni, artista, ora vive con la sua compagna psicologa. E con la figlia che Beatrice ha avuto dall'ex marito, impiegato di banca.

Lui, come l'ha presa? «Non bene. Anzi, proprio male - ammette lei, intrecciando le mani affusolate e curatissime - Prima di sposarci, gli avevo detto che ero bisex. Lui aveva accettato senza problemi. Quando però ho chiesto la separazione, ha iniziato a non capire. A non volere. E ancor meno, poi, ad accettare la mia convivenza con Marta, la mia compagna. La famiglia di lui?». Vorrebbe essere una risata sardonica, ma si scioglie in una smorfia: «Loro non sanno nulla. Ufficialmente. Almeno, così dicono. Non chiedono».

Finito un matrimonio, restano comunque i legami con la famiglia dell'altro. Tanto più se c'è di mezzo una bimba com'è per Beatrice e l'ex marito. «Certo, la bimba vede i nonni e i parenti del padre - conferma l'artista - Ma loro non chiedono nulla. Neppure a lei. Ufficialmente non sanno. O forse, non vogliono sapere...». La bimba, invece, ovviamente sa.

Come ha vissuto la separazione dal padre, seguita da una compagna a fianco della mamma? «Il fatto che fosse piccola è stato d'aiuto - racconta Beatrice - I bambini hanno molti meno filtri di noi. Vivono tutto con estrema naturalezza, come dev'essere. È stata proprio lei a chiedere alla mia compagna di fermarsi qualche volta da noi, la sera. E sempre mia figlia le ha chiesto come mai non venisse a vivere per sempre con noi. Ovviamente, Marta è entrata nella nostra vita in punta dei piedi. Con estrema cautela».

Poi è toccato a lei, la madre, spiegarle che cosa stava succedendo e come sarebbe cambiata la vostra vita. Mica facile. Beatrice non si scompone: «Le ho detto che Marta e sua madre si volevano bene». Però quasi tutti gli altri bambini hanno genitori di sesso differente: un papà e una mamma. Magari con l'aggiunta dei nuovi compagni e compagne, nel caso di separati e famiglie allargate. Non è proprio semplice far digerire la diversità. Come ha tutelato sua figlia? Come ha cercato di evitarle ferite? «È incredibile. Ma é lei stessa a selezionare i suoi amichetti - spiega Beatrice, in un misto di tenerezza e orgoglio per questa sua bimba tutta presa dal difendere la sua inusuale famiglia dal resto del mondo - Lei sta con tutti. Però soltanto con alcuni si confida. Allora poi li invita a casa. E iniziamo a frequentarci con le loro mamme. È tutto molto tranquillo e normale. La societàè assai meno complessa di come la vedano politici e legislatori. La nostra famiglia è stata accettata. Noi non mettiamo manifesti, ma la gente non è scema. Vede e capisce. E non si fa problemi».

La sua famiglia d'origine se n'è fatta qualcuno? Stavolta il sorriso di Beatrice è davvero felice: «Nooo. La mia compagna è stata accolta con estrema naturalezza. Con gioia. Come fosse un'altra figlia. O un'altra sorella». Insomma, un'isola felice. Non le manca proprio nulla? «Il riconoscimento sociale. Per mia figlia. Se mi accadesse qualcosa, perderebbe anche Marta. Non potrebbe restarle accanto».

patrizia albanese

28/11/09

Volevo i pantaloni

Va in onda sul canale Cult di Sky, in seconda serata, il docu-reality "Uomini nate donne"
È l'ultima frontiera dei docu-reality: quattro donne vivranno sotto l'obettivo delle telecamere il loro processo di "riattribuzione di sesso". Trans che affrontano il bisturi: ne parliamo con un'esperta
Nidia, 28 anni, Serena, 32, Rosanna, 33 e Rosalia, 46enne: sono le quattro protagoniste del docu-reality Uomini nati donna in onda ogni mercoledì, in seconda serata, sul canale Cult di Sky. In procinto di diventare a tutti gli effetti David, Gabriele, Mirko e Davide le/i quattro vivranno sotto l'obiettivo delle telecamere le tappe di questo radicale processo di trasformazione della propria identità di genere, dalla rivelazione alla famiglia, ai primi effetti del testosterone fino alla falloplastica e alla protesi per l’erezione. Un faticoso percorso medico e psicologico per affrontare il quale le quattro ex donne si sono rivolte al Saifip, il Servizio per l’Adeguamento tra identità fisica e identità psichica dell’Ospedale S.Camillo-Forlanini di Roma, dove hanno chiesto la «rettificazione di attribuzione di sesso» secondo quanto prevede la legge italiana che consente questo tipo di interventi, la n.164 del 1982. Del fenomeno, che secondo le statistiche interessa ogni anno decine e decine di italiani operati in diversi centri specializzati, tra i quali quelli di Bologna, Bari e soprattutto Trieste, parliamo con la dott.ssa Anna Rita Ravenna, psicoterapeuta, direttrice didattica dell’Istituto Gestalt di Firenze e supervisore clinico presso il Saifip.
Da donna a uomo e viceversa: qual è il cambiamento di sesso statisticamente più richiesto? C'è un'identità di genere oggi particolarmente sofferta?
La proporzione è di tre uomini a una donna. Premetto che non amo parlare di "maschio" e "femmina". Come dico sempre ai miei pazienti che hanno condotto a termine il processo di cambiamento di sesso, qualora fosse fatto loro un prelievo di sangue e analizzata la provetta, la loro identità di genere non risulterebbe modificata. Preferisco parlare di "adeguamento dello stile di vita" secondo certi stereotipi. Non credo tuttavia si possa parlare del genere maschile come di un'identità di genere più sofferta.
Quindi secondo lei la comparsa e l'evoluzione di questi disturbi non sono legate alle condizioni storico-sociali
No, la letteratura in senso lato - scientifica e non - documenta fin dall'antica Grecia condizioni umane di questo tipo.
Il senso di mancata appartenenza al proprio sesso come e quando si manifesta, in genere?
Questo genere di disagio esistenziale è una condizione che le persone riportano e che si può identificare risalendo alla primissima infanzia, fino ai tre anni di vita. A Londra c'è un Centro per i servizi all'infanzia che osserva comportamenti, atteggiamenti e fantasie che testimoniano il disturbo di identità di genere e che poi in età più adulta emergono anche nel dialogo.

A quale età mediamente si decide il grande passo?
A 28-30 anni. Ma abbiamo avuto anche richieste di intervento precoci da parte di sedicenni, come altre più in là negli anni, a 45 o anche a 60 anni. In genere chi arriva da noi è animato da una forte determinazione.
Come si snoda il processo legale che sfocia nell'intervento?
La domanda di "riattribuzione chirurgica di sesso" va inoltratta al proprio tribunale di residenza. Dopo di che il giudice che la esamina si avvale della consulenza di un esperto. Prima si rivolgeva a un perito nominato dal tribunale o a cattedratici, con grande dispendio per il richiedente, perché la consulenza è tutta a suo carico. Ora, anche se non siamo ancora riusciti a siglare un protocollo d'intesa ufficiale con il tribunale di Roma, abbiamo ottenuto di velocizzare le pratiche facendo sì che la relazione da noi stilata sia sufficiente al giudice, dietro giuramento del responsabile del servizio, per decidere. Alla prima sentenza che dà l'autorizzazione all'intervento chirurgico segue, a operazione effettuata e documentata, una seconda sentenza che avvia le pratiche burocratiche di cambiamento dei dati anagrafici sui documenti.
In cosa consiste il vostro tutoraggio?
Abbiamo uno sportello telefonico aperto due giorni la settimana per informazioni e appuntamenti. In linea generale, noi adeguiamo il protocollo alle esigenze della persona, per cui il percorso è costruito su misura. Dopo una serie di colloqui preliminari (individuali, ma anche eventualmente di coppia o familiari), si giunge a una valutazine tra operatore e richiedente e a un'intesa comune. Possono emergere a questo punto delle valutazioni prioritarie, che consigliano la soluzione, per esempio, di dipendenze, di problematiche personali - magari un'omosessualità mascherata o problematiche genetiche come l'ermafroditismo - prima di proseguire. Superato questo step, si avvia un percorso diagnostico che si conclude con la relazione scritta da presentarsi in tribunale. Se la diagnosi si apre nella direzione richiesta, cioè quella dell'intervento, comincia un percorso psicologico: dal counseling di gruppo al sostegno individuale per l'elaborazione di difficoltà legate a blocchi emozionali pregressi. L'equipe del Saifip in sostanza lavora sempre in sinergia con il servizio di ricostruzione plastica del San Camillo.
Quanti rinunciano o vengono sconsigliati di fare l'intervento?
Quasi tutti arrivano alla meta. Abbiamo pochissimi abbandoni. Anzi, alcuni ricorrono a cliniche private per velocizzare i tempi.
Vi sono casi di pazienti pentiti?
In diciassette anni ne ho riscontrati solo un paio, nessuno dei quali proveniva dal nostro centro però. Uno era un uomo statunitense che era stato donna, poi era tornato in abiti e comportamenti maschili. Ma pareva una persona abbastanza "risolta".
Seguite i pazienti anche dopo l'intervento?
Sì, anche se non abbiamo né tempi né modalità prestabilite. Rispondiamo di volta in volta alle esigenze dei pazienti. Di sicuro offriamo sostegno anche durante gli interventi, soprattutto quelli da donna a uomo, più delicati, numerosi e con frequenti complicanze.
L'identità di genere è a suo parere una realtà prevalentemente psicologica?
Un tema da trattato! La dicotomia mente/corpo è molto presente nella nostra cultura. Io preferisco pensare a un'esistenza incarnata. Il problema della condizione personale, poi, in genere non è tanto nella condizione stessa, quanto nell'incomprensione che si incontra negli altri.
Alla luce di queste pratiche, il concetto di "natura" è da considerarsi tramontato?
Il prof. Felici, con cui collaboro, ama dire: "La natura non sbaglia mai". Sottoscrivo. Il fatto è che ci piace - perché fondamentalmente ci rassicura - pensare che vi sia un modo naturale di esistere che scorra su binari prestabiliti e dia certezze. Ma non è così.

Lorenza Provenzano

26/11/09

Il 25 NOVEMBRE E'LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE.


Redazione arcigay : La violenza sulle donne non ha tempo né confini, è endemica e non risparmia nessuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia.
Non conosce nemmeno differenze socio-culturali, vittime ed aggressori appartengono a tutte le classi sociali, perché al di là di quello che tutti i giorni viene mostrato dai media il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità una donna su cinque ha subito, nella sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo.
E' ORA DI DIRE BASTA ALLA VIOLENZA SULLE DONNE!
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