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06/11/08

E’ NATA L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE “D.i.Re CONTRO LA VIOLENZA”


L’Associazione Nazionale D.i.Re contro la violenza (Donne in Rete contro la violenza) Onlus è stata costituita a Roma il 29 settembre 2008, da donne provenienti da tutta Italia, rappresentanti di 45 Centri Antiviolenza e Case delle Donne, che in questi vent’anni di attività hanno dato voce, studi e saperi a migliaia e migliaia di donne che sono uscite dalla violenza ed hanno conquistato libertà. Questo è il sito:

http://www.centriantiviolenza.eu/
E’ un grande successo per il movimento delle donne che, in un momento politico come quello attuale, dove regna il conflitto e la divisione, produce unione e forza. Ha per noi particolare senso la scelta di esprimere soggettività politica a livello nazionale per continuare a batterci per prevenire e sconfiggere la violenza alle donne.
La nascita dell’associazione Nazionale D.i.Re vuole essere punto di riferimento per promuovere la sensibilizzazione e interventi adeguati ai bisogni e desideri delle donne in un contesto dove la violenza contro le donne si fa più feroce e le loro condizioni di vita diventano sempre più difficili.
La Presidente Alessandra Bagnara
Info: Via Mazzini 57/a – 48100 Ravenna Tel. e Fax 0544-216316 e mail linearosa@racine.ra.it
Orari apertura : da lunedì al venerdì dalle 9 alle 19, sabato dalle 9 alle 12.
29 settembre 2008: Comunicato Stampa dell'Associazione Nazionale D.i.Re (english/inglese, formato pdf)
Il prossimo incontro delle socie dell'Associazione D.i.re è a Roma il 31 gennaio 2009, presso la Casa internazionale delle donne

03/11/08

BOLOGNA. "GENDER BENDER SCUOTEREBBE L´AMERICA"

Visita la sezione dedicata alla serie televisiva L Word. Con approfondimenti, le trame degli episodi, le biografie dei personaggi e molto altro.
La regista del film Troche: "Negli Usa non esiste un festival multimediale sul mondo lesbico. Ma l´Italia su queste tematiche è arretrata"
sabato 01 novembre 2008 , di La Repubblica - Bologna
L´autrice di "The L World" ha raccontato sabato 01 novembre il suo lavoro e la sua esperienza alla Biblioteca delle Donne in Santa Cristina
di PAOLA NALDI
I capelli raccolti in una coda ad esaltare lo sguardo acuto, una parlantina veloce e affabile che a stento frena la voglia di raccontare storie. E´ arrivata così a Bologna Rose Troche, la regista americana autrice di «Go Fish» e della fortunata serie televisiva «The L Word» che ha portato per la prima volta all´attenzione del suo Paese e del mondo, attraverso il piccolo schermo (in Italia è arrivata su La7), la vita e i sentimenti di una comunità lesbica.
La regista è ospite della rassegna «Soggettiva», organizzata da Arcilesbica Bologna nell´ambito del festival Gender Bender, partecipe del convegno sul tema «Le serie televisive, genere e sessualità sul piccolo schermo» che si è svolto sabato, a partire dalle ore 10.30, all´Aula Magna di Santa Cristina.
Al termine del dibattito la regista è stata intervistata da Francesca Manieri e Anna Passarini.
E´ la prima volta che Troche arriva a Bologna, entusiasta del festival, e con vigore spiega le ragioni di un successo televisivo e i confronti culturali tra America e Italia.«E´ la prima volta che partecipo a Gender Bender ma mi è sembrato subito molto interessante per il suo approccio multimediale. Sarebbe un evento unico anche in America dove ci sono molti festival sul tema ma sempre incentrati su un solo linguaggio. Questo invece è onnicomprensivo».
Questo festival è uno dei pochi sul tema nel nostro paese. Cosa pensa della cultura italiana in rapporto alle tematiche gay e lesbiche. Come giustifica certe arretratezze?
«Non mi ero resa conto del fatto che l´Italia fosse così convenzionale. Alcuni paesi confinanti sono più liberali. Certo il cattolicesimo può avere influenza perché la religione tende a negare l´esistenza di persone omosessuali. Ma se l´indifferenza parte dal governo è ancora più grave perché si permettono certi crimini, come il picchiare una persona gay, senza che questi vengano puniti».
Comunque anche in Italia è arrivata la serie «The L Word», anche se non su un canale nazionale e in seconda serata.
Qual è secondo lei il successo di questa serie?
«Forse perché non sono loro che decidono se le donne devono essere promosse. E proprio per questo piace anche ad un pubblico eterosessuale. E´ comunque un mondo fantastico».
E per questo è stato in parte criticato. Non crede che la televisione tenda a semplificare le cose, in un certo senso ad addomesticarle?
«Ho partecipato alla serie fin dalla puntata pilota e in effetti avrei voluto che tutto avesse una dimensione più realistica ma ad un certo punto la produzione ha preferito una versione più chic. Certo per farla durare sei anni, dopo la serie «Sex and the City», era la scelta giusta, anche se così la serie è più vuota e superficiale. Mi è dispiaciuto non essere riuscita a creare il senso di una famiglia, di una comunità, ma forse nel contesto politico odierno, dove tutto sta crollando, l´America aveva bisogno di una via di fuga come questa».
Quindi spera molto nella vittoria di Barack Obama?
«Deve vincere. Certo, si troverà a dover gestire una situazione complicata ma l´America vuole essere percepita in maniera diversa dal resto del mondo»

02/11/08

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

ROMA, 22 NOVEMBRE 2008 - P.zza della Repubblica, ore 14.00
INDECOROSE E LIBERE! La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio. Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive e torneremo in piazza anche quest’anno perché i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d’oggi, peggiorano.
In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettendo in luce la deriva autoritaria, sessista, e razzista del nostro paese. Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione. Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del "decoro" e della "dignità" impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.
La violenza maschile ha molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all’estero e militarizzare le nostre città tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza, Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all’università pubblica per consegnare l’istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i.
Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo - il tempo pieno -che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimentoe autonomia. L’obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell’università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri "rispettabili" rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.
Non pagheremo noi la vostra crisi!
SABATO 22 NOVEMBRE SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA PER RIBADIRE con la stessa forza, radicalità e autonomia che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe né confini, NASCE IN FAMIGLIA, all’interno delle mura domestiche, e NON È UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO E AFFERMARE CHE al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE! al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA!
ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere incittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DELMONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE! Sommosse – Rete Nazionale di femministe e lesbiche http://www.flat.noblogs.org/
per adesioni: mailto:sommosse_roma@inventati.org

15/09/08

The Times attacca duramente il ministro Carfagna.



Il ddl del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha suscitato anche la curiosità dei principali quotidiani esteri.In primis a criticare la nuova legge contro la prostituzione è stato ‘The Times’ di Londra che ha attaccato duramente il ministro Carfagna per aver condannato le donne che vendono il loro corpo. Il quotidiano inglese, per sottolineare il paradosso, ha ricordato l’esperienza di Miss Italia della Carfagna, il suo sexy calendario, le intercettazioni telefoniche tra lei ed il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che la stessa stampa italiana definì “erotiche”, ed, infine, ha riportato la dichiarazione di Carla Corso, fondatrice del comitato dei diritti delle prostitute: “Dopotutto la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari. Basta aprire internet per vedere le sue grazie”.

22/08/08

Se era ubriaca, è un po' anche colpa sua


Indennizzo ridotto se la donna era alticcia al momento della violenza. Lo ha stabilito l'autorità britannica per il risarcimento alle vittime dei reati. Cosa ne pensi?Se la vittima dello stupro al momento della violenza era ubriaca, allora si vedrà decurtato il risarcimento. Lo ha deciso un tribunale britannico. La sentenza, com'è facile immaginare, ha sollevato numerose polemiche. Una vicenda venuta alla luce dopo un caso singolo conclusosi con una revisione dell'indennizzo, in seguito a una causa in tribunale. Vittima una 25enne che cinque anni fa ha subito uno stupro a Londra e si è vista ridurre il risarcimento poiché il consumo eccessivo di alcol è da considerarsi un fattore che ha contribuito all'incidente.Il governo ha dichiarato che tagliare gli indennizzi alle donne stuprate non è accettabile in nessun caso, ma non è bastato. La Criminal Injuries Compensatione Autorithy (l'autorità per il risarcimento alle vittime dei reati britannica, CICA) ha deciso diversamente, fissando una riduzione del risarcimento del 25%, considerando di fatto l'uso di alcool come una circostanza attenuante. In base alla legge sulle compensazioni del 2001 la CICA può decidere di ridurre o eliminare gli indennizzi qualora la condotta della vittima prima, durante o dopo il delitto renda "inappropriato" un risarcimento.Una sentenza che fa scalpore. Come altre, decretate negli ultimi anni in Italia. Ne ricordiamo alcune: la violenza su una minore è meno grave se lei non è più vergine, se avviene in un ambiente di degrado, o se lo stupratore è il marito. In base a un sondaggio condotto da Amnesty International risalente al 2005, un quarto della popolazione ritiene che una donna è in parte o del tutto responsabile della violenza subita se si trova in stato di ubriachezza. A noi suona tanto come "aveva la minigonna, e quindi se l'è cercata", una frase che tutt'oggi continuano a pronunciare alcune bestie.Voi cosa ne pensate?

15/08/08

Lesbo power o lesbo secret?

LESBO POWER FINO A IERI SI NASCONDEVANO, ORA SONO UNA POTENTISSIMA LOBBY DI HOLLYWOOD. DA ELLEN DEGENERES A LINDSAY LOHAN IL MONDO GAY VA A NOZZE. ANCHE CON GIORNALI E TV
Se all'estero le donne gay potenti e famose escono allo scoperto e fanno parlare di sé, pare che in Italia le lesbiche vip non esistano. Ma sarà proprio così?"Call them the Rubyfruit Mafia", "Chiamatela la mafia dei frutti rubini". Questo il titolo di un servizio pubblicato negli Stati Uniti dalla rivista W che ha fatto il giro di tutti i quotidiani e settimanali americani e che infine è approdato anche in Italia, sulle pagine de L'Espresso. In sostanza una piccola inchiesta che svela (e sai che sorpresa) come nei posti di potere ci siano sempre più donne lesbiche, in particolare in quel di Hollywood: sceneggiatrici, produttrici e autrici, tutte amiche, tutte riunite in una specie di cupola mafiosa, tutte pronte a proteggersi tra lesbiche. Uno scenario un po' grottesco, ma d'altra parte si sa, alla stampa piace parlare di gruppi di potere: una volta si diceva che Hollywood era in mano agli ebrei, poi che se non eri un maschio gay non c'era verso di far carriera nel mondo del cinema e adesso è arrivata la volta delle lesbiche.

Una volta erano una società segreta, un pugno di fuorilegge, oggi sono una lobby potentissima. E molto "social trend". Il potere lesbo e gay ha conquistato Los Angeles. Jodie Foster ha impiegato anni per uscire allo scoperto. Adesso, invece, l'altra faccia dello star system non si nasconde più. In prima fila, registe come Kimberly Pierce (Boys Don't Cry), o Rose Troche (La sicurezza degli oggetti, con Glenn Close). O registi come il gay militante Bill Condon (Dreamgirls), che sarà il produttore esecutivo dello show dei prossimi Oscar: non è cosa da poco, nella conservatrice Academy. L'american dream gay si sta avverando. Un'epopea raccontata in Gay L.A. da Lillian Faderman e Stuart Simmons, che partono dalle repressioni della polizia contro la comunità omosessuale nel 192oper arrivare alle parate del Gay Pride. Una realtà fatta anche di case di riposo come Rainbow Vision, dove anziani gay con i capelli bianchi vivono finalmente senza problemi gli anni della pensione. O di quartieri come West Hollywood, roccaforte gay negli anni Settanta, dove oggi c'è un po' di tutto, snob, latinos, intellettuali, famiglie, ma che conserva comunque una sua connotazione.
Qui ogni anno si stampa West Hollywood Gay, un libretto che è diventato una piccola bibbia. Solo dieci anni fa Tom Cruise sguinzagliava i suoi avvocati contro David Ehrenstein che in Open Secret - Gay Hollywood860928.1998) metteva in dubbio la sua eterosessualità. Richard Gere, John Travolta, Keanu Reeves facevano causa a chiunque avanzasse sospetti sulla loro virilità. OutFest, il primo festival riservato al cinema gay, rischiava di naufragare sotto spinte puritane. E Philadelphia, il primo grande film che parlava di Aids e di omosessualità, faceva vincere l'Oscar a Tom Hanks, ma generava discussioni a non finire.
Allora il regista Gus Van Sant cercava inutilmente di convincere la Warner Bros a realizzare un film dedicato a Harvey Milk, un militante gay assassinato a San Francisco. 11 progetto fu accantonato per anni, ma a novembre il film, con il titolo di Milk, sarà sugli schermi, interpretato da Sean Penn e James Franco. E già si dice che diventerà un altro Brokeback Mountain.Rupert Everett e Richard Chamberlain si facevano ancora vedere in giro con delle ragazze.
Oggi le coppie gay si presentano tenendosi per mano sui tappeti rossi. In passato nessun attore afroamericano avrebbe mai dichiarato la propria diversità. Oggi Barack Obama rilascia interviste al Philadelphia Gay News e a Frontiers, giornale gratuito della comunità gay, che scrive: "Obama Talks, McCain Balks" (Obama ci parla, McCain ci ostacola). E tra gli amici più stretti dell'ex presidente democratico Bill Clinton c'è il miliardario David Geffen, che ha annunciato pubblicamente: «Sono gay da sempre».
Glissare sulla propria identità sessuale a Hollywood è stata per lunghissimo tempo una regola. Basti ricordare James Dean, Marlene Dietrich, Rock Hudson, Greta Garbo, Montgomery Clift, Katharine Hepburn. Oggi giornali gay come The Advocate, Frontiers, LN (Lesbian News), Gorgeous, In Magazine, Clout, Curve Best-SellíngLesbianMagazine Nella pagina accanto, dall'alto in senso orario: la fotografa Annie Leibovitz con la figlia Sarah; Ellen DeGeneres e la moglie Portia de Rossi; Jodie Foster; Heather Matarazzo (a sinistra) con Caroline Murphy: hanno annunciato il loro matrimonio.si trovano in ogni angolo di Los Angeles e accanto alle normali pagine gialle ci sono le Yellow Pages -Gay e?
Lesbian Multimedia Directory, elenchi telefonici per la "lesbian, gay, bisexual and transgender community", dove trovare di tutto: dal massaggiatore allo psicanalista.La famosissima fotografa Annie Leibovitz ostenta i suoi gemelli biondi nati nel 2005 da padre surrogato. E quando Ellen DeGeneres e Portia de Rossi, l'agosto scorso, si sono sposate, le congratulazioni hanno superato le reazioni scandalizzate. Le lesbo star risplendono.Il libro Abortion e? Life dell'attivista bisessuale Jennifer Baumgardner va a ruba. La libreria gay sul Santa Monica Boulevard è sempre super affollata e i più noti scrittori fanno a gara per presentarvi le loro opere. L'album del duo lesbico Yo!Majesty, le ragazze afroamericane Shunda K e Jwl.B, risuona ovunque e la canzone Futuristically Speaking... Never Be Afraid è diventata uno slogan.
Mentre i coming out si moltiplicano, Steven Spielberg e sua moglie Kate Capshaw donano io omila dollari per contrastare il referendum che nel prossimo novembre mira a bloccare le nozze gay in California. E Brad Pitt e Angelina Jolie dichiarano continuamente che si sposeranno solo quando ci sarà una legge che lo permetta anche agli omosessuali. Essere bisessuali va di moda: Lindsay Lohan si presenta ai Grammy con la compagna Samantha Ronson.
E c'è chi commenta: «Lindsay sta aiutando tante ragazze piene di complessi a uscire allo scoperto».American Clay Aiken, la star della tv, dichiara "Yes, l'm gay» sulla copertina del settima-nale People. E rivela di essere il padre di Parker, il figlio avuto (con la fecondazione in vitro) dall'amica Jaymes Foster, produttrice musicale di 5o anni. Alexis Arquette (all'anagrafe Robert, fratello di Roxanne e Patricia) ha girato un documentario per raccontare come ormai si consideri una donna a tutti gli effetti, anche se tecnicamente è un transgender: «Nel filmarlo ho dovuto superare ogni paura, come quando parlai del mio orientamento sessuale in famiglia». Anne Hathaway si è presentata con il fratello e il fidanzato di lui alla "prima" di Rachel Getting Married. E in televisione spopola il talk show Cherry Bomb in cui quattro lesbian girls discutono di problemi d'amore tra donne. Guai a fare dell'ironia: il programma ha un'audience altissima.Persino il New York Tímes ha fatto il punto su tutti gli show, i serial, i film nei quali attori gay portano al successo personaggi in sintonia con la loro natura. Un esempio? Nella serie televisiva Mad Men, appena premiata dagli Emmy, ha fatto molto parlare il personaggio di un omosessuale che confessa di amare un collega.
Insomma, cadono gli steccati e nessuno si stupisce più se attori gay dichiarati come Neil Patrick e T.R. Knight interpretano ruoli eterosessuali. In passato Anne Heche (ai tempi legata sentimentalmente a Ellen DeGeneres) fece flop in Síx Days Seven Nights dove si innamorava di Harrison Ford. Ora Howard Bragman, uno degli agenti più potenti di Hollywood, ammette che finalmente riesce a ottenere per i suoi clienti gay ruoli di ogni genere.ì, i tempi cambiano. Durante il lancio di Sex and the City Cynthia Nixon ha annunciato: «Finalmente posso essere me stessa e dichiarare che la relazione con la mia partner Christine Marinoni è fantastica. Insieme stiamo crescendo nel modo migliore i figli che ho avuto quando contrastavo la mia vera natura». Per anni l'attrice Lily Tomlin è rimasta nell'ombra. Ora va ai talk show di lesbo star come Ellen DeGeneres o Rosie O'Donnell. E con la rocker Melissa Etheridge invita le ragazze a fare outing come la giovane Heather Matarazzo (star di serie come L .Word) e Sara Gilbert.Anche i genitori scendono in campo. Barbra Streisand ha taciuto quando Jason, nato dal matrimonio con Elliott Gould, si confessò gay in un'intervista a The Advocate?
Cher è sempre stata al fianco della figlia lesbica Chastity Bono. Ma tra tanti coming out Hollywood non rinuncia al gossip. Dalla bisessualità di Drew Barrymore alla crisi tra Jodie Foster e Cydney Bernard con la quale ha cresciuto due figli. La causa sarebbe Cindy Mort, produttrice. Cherchez la femme. Molti sussurri, una certezza: sotterraneo o dichiarato, nella capitale dello spettacolo il lesbian e gay power è una realtà. Ma c'è chi si chiede: «Basta una coppia omosex sul red carpet a cambiare veramente l'America?».

14/07/08

Ho fatto un sogno... l'Italia che vorrei!



di M. O.
Ciao a tutte, ho fatto un sogno...Passeggio per la mia città, è domenica mattina, il sole è già alto nel cielo. Mi imbatto in una piccola e variopinta folla da cui si levano urla di giubilo: è un matrimonio, ogni domenica se ne celebra uno nella piazza del Comune, oggi tocca ad Anna e Lucia suggellare il loro amore. Una locandina distoglie la mia attenzione: il capo del governo chiede con forza misure contro le morti sul lavoro, venti morti bianche all' anno sono ancora troppe. Bambini spensierati giocano in un giardinetto lì accanto, così pulito e curato da brillare in lontananza: un genitore, da lontano, li sorveglia distrattamente mentre cerca di rilassarsi un poco al sole di primavera. Un vigile segnala a un' automobilista che lì non si può parcheggiare, e questi ringrazia. Quattro ragazzotti coi jeans stracciati si inseguono e scherzano fra loro; uno di questi spacchetta una rivista e butta il nylon nel cestino. Le biblioteche sono aperte, e così gli uffici comunali e i negozi. Le facce sorridenti, gli animi distesi: è domenica. Autobus elettrici sibilano assieme alle poche auto. Poi mi sveglio...non è un matrimonio, è l'unione simbolica e non riconosciuta celebrata durante un gay pride, il premier vuole bandire le intercettazioni e mettere la mordacchia ai magistrati, genitori preoccupati sorvegliano i propri figli costretti a giocare in giardinetti sporchi e terra di conquista per spacciatori e bulletti, SUV in doppia fila ostacolano il passaggio dell'unico autobus che la domenica passa nel giro di un'ora, fra carte ed escrementi il marciapiede quasi non si vede più, i negozi sono sprangati, i ragazzotti maleducati, le facce delle persone corrucciate e sospettose, la mano stretta sulla borsetta, il rumore assordante e i polmoni di chi passeggia in difficolta'. Il cielo e' grigio, ma dietro allo smog c'è ancora il sole! chissà, forse per questo paese, per questo mondo c'è ancora una speranza, forse no.